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VSPRS Show and Tell
documentario (70’)

alain platel / fabrizio cassol / sophie fiennes
venerdì 11 dicembre h 19.00 @ caosmos gallery

video courtesy of Les Ballets C de la B

AZIONI inizia venerdì 11 dicembre ore 19, con la proiezione di Vsprs Show and Tell, il pluripremiato documentario (70’) di Alain Platel, musiche di Fabrizio Cassol e l’orchestra barocca degli Oltremontano e la regia di Sophie Fiennes. Il video che ha inaugurato la rassegna di introduzione ai linguaggi della performance “contemporanea 09″ presentata a Caosmos a Maggio.  Una danza provocatoria e oltraggiosa, la più forte e discussa mai espressa dal coreografo belga.

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In VSPRS Show and Tell Sophie Fiennes, regista inglese che ha focalizzato la sua produzione sul tema performance e identità, documenta il lavoro discusso ultimo lavoro di Platel e della sua compagnia nel metter in scena VSPRS una performance che esplora la connessione tra fede e follia, muscia antica e danza contemporanea. Traendo ispirazione da documenti filmati d’epoca di carattere medico o etnografico la compagnia di Platel naviga attraverso le complicate manifestazoni fisiche della devozione ed espone l’intersezione tra sacro e profano.

Les Ballets C. de la B. (l’abbreviazione sta per Les Ballets Contemporains de la Belgique, ironico richiamo alle storiche compagnie di balletti del Novecento) è una compagnia di danza contemporanea, multicoreografica, operante in progetti a cast variabile, indissolubilmente legata al nome del suo fondatore, il coreografo, pedagogo e danzatore Alain Platel. La compagnia nasce ufficialmente nel 1984 dal gruppo di amici e artisti con cui Platel aveva cominciato a lavorare applicando sistemi pedagogici. Con lo spettacolo Emma (1984) Platel si afferma come regista, ma è con Bonjour Madame(1993) e La tristezza complice(1995) che Les Ballets C. de la B. conquista l’attenzione internazionale, diventando una delle compagnie di danza contemporanea più interessanti per la ricerca svolta nel campo del teatro-danza e per l’attenzione alle molteplici possibilità di rappresentazione sulla scena.

Il regista Alain Platel ricorda molto bene la prima volta in cui, adolescente, ascoltò il Vespro in una chiesa di Gand, durante una canicolare giornata estiva. Gli strumenti barocchi originali esprimevano una condizione di aspra dissonanza, in cui forse egli vide un legame con quella lacerazione interiore propria della musica tzigana. Qualunque cosa fosse, si trattava comunque di una delle opere più riuscite del repertorio liturgico.

Composto nel 1610, il Vespro della Beata Verginefu il biglietto da visita del compositore Claudio Monteverdi, che in quella fase della sua vita era alla ricerca di un nuovo committente e voleva dimostrare il suo eclettismo: egli non rinnegava certo l’antico, ma aspirava comunque a percorrere vie del tutto nuove. La sua musica non era solo l’espressione di una religiosità collettiva, ma dava spazio anche all’espressione individuale. L’armonia e la melodia restavano fondamentali, ma il contrappunto e la ritmica si caricavano di un’emozione intensa.

In ogni modo, non è certo un’interpretazione semplice e diretta del Vespro quella che propone Platel con vsprs. Egli opta per una via più avventurosa, ed è in questo assistito da Fabrizio Cassol, il direttore musicale del progetto. Cassol arricchisce questo progetto, che prevede l’utilizzo di diverse culture musicali, introducendo il suo trio d’improvvisazione Aka Moon (batteria, sassofono e basso), due musicisti tzigani (violino e contrabbasso), Oltremontano, un gruppo di musica barocca (due trombe barocche e due tromboni) e un soprano. Questo eterogeneo insieme si lascia così ispirare da vari temi del Vespro, alla ricerca di possibilità ancora inesplorate.

Per vsprs, Platel ha riunito dieci danzatori di grande agilità, capaci di prodezze fisiche. Essi provengono da varie parti del mondo, ma non sono certo stati selezionati per le differenze culturali di cui sono portatori: Platel, infatti, cerca piuttosto di formare un gruppo vero, una comunità. I danzatori trovano la loro ispirazione nei cortometraggi che il dottor Arthur Van Gehuchten(1861-1914) dedicò ai suoi pazienti psichiatrici. L’isteria vi raggiunge un grado parossistico sotto forma di movimenti tortuosi, apparentemente del tutto privi di senso. Questi stessi movimenti si ritrovano nei documentari che Jean Rouche girò negli anni Cinquanta in Africa sui rituali dello stato di trance.

Platel adotta un approccio totalmente diverso da quello di Monteverdi. Provenendo da spettacoli nei quali forti personalità erano lo specchio tanto vario quanto vitale dell’universo, egli sembra cercare un mondo interiore in grado di offrire la prospettiva di una più grande solidarietà, anche se solo per il tempo di una rappresentazione. Resta la domanda, tuttavia, se tutto ciò apporti una qualche forma di redenzione. Nelle sue opere precedenti, Platel ha scelto molto spesso la musica barocca, in grado di far scattare sempre una dimensione sublime. A questa dimensione egli opponeva storie d’identità e diversità del nostro mondo. Questi spettacoli mettevano spesso in scena un confronto radicale tra due mondi lontani, il cielo e l’inferno. Sembra che oggi Platel cerchi invece di stabilire un passaggio, un legame tra i due opposti.

Hildegard De Vuyst,
drammaturga di vsprs, novembre 2005


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