[contemporanea 09] martedì 9 giugno > PHILIPPE DECOUFFLE’
l’autore coreografo Philippe Decouflé
il video KALEIDOSCOPE
la compagnia DCA
Philipphe Decouflé, ha girato l’Italia e l’Europa con i suoi magistrali spettacoli,
tra i più inventivi sul piano visivo,
basati sulla consueta capacità di manipolare le immagini dal vivo con proiezioni video.
KALEIDOSCOPE ripercorre 20 anni di ricerca video-coreografica con una poliedrica variegata e ricca collezione di video saggi e corti, a partire dal primissimo “La voix des legumes” del 1982 fino a Le Petit Bal e le ultime realizzazioni fino al 2004.
“Da bambino sognavo di diventare un disegnatore di fumetti. Il disegno resta il punto di partenza nel mio processo creativo. Ho un’idea, faccio uno schizzo delle immagini che mi saltano in mente. La mia cultura sono i fumetti, la commedia musicale, e la danza nelle discoteche e.. Oskar Schlemmer, coreografo del Bauhaus. La scoperta delle foto dei personaggi del suo Balletto Tragico sono stati per me una rivelazione. Da tempo avevo voglia di lavorare con delle forme geometriche semplici: un cubo, un triancolo, mi piaceva osservare come queste linee e questi volumi si comportavano tra di loro. Alvin Nikolais mi ha insegnato l’importanza della luce e dei costumi e la consapevolezza che era possibile fondere tutto. Nella danza mi ha influenzato maggiormente la tecnica di Merce Cunnngham. A New York ho seguito i laboratori sul video che lui stesso insegnava: appassionante! Li ho imparato a gestire i probemi relativi a distanza e geometria, le regole elementari dell’ottica e del movimento., qualcosa di estremo e di delirante… Cerco sempre una danza del disequilibrio, sempre al limite della caduta. Come modelli i fratelli Marx, per esempio, in particolare Groucho Marx, ho coltivato il suo gusto di prendere dei rischi maliziosi, la ripetizione comica dell’errore…. ” P.D.
La maggior parte dei coreografi sono solo coreografi! Philippe Decouflé è ben più di questo: una videocamera danzante, uno strumento multi-mediale e un sognatore a tutto tondo di prodotti e del tipo di cultura in cui tutto è determinato dalla ricerca. Ciò che affascina Decouflé sono le immagini, sia sul palco che in pellicola. Tra le sue molteplici realizzazioni lo spot per una macchina fotografica ha vinto il Leone d’Argento a Venezia, mentre uno dei suoi video ha vinto il premio qualità del Ministero della Cultura. Il suo laboratorio un enorme dado un tempo una centrale elettrica chiamato “La Chaufferie”.
La tua prima incursione nel video d’arte è venuta prima o dopo la tua attività di coreografo?
Tutto è iniziato contemporaneamente. Il mio interesse per la danza era stimolato tanto dal film quanto dalla mia stessa danza. Solo più tardi ho visto delle coreografie Vedevo film jazz, con la danza dei fratelli Nicolas. Mi piaceva quel tipo di cose. E il genere Commedia Musicale. Ho sempre amato il rapporto tra danza e videocamera. Il mio primo video ‘La voix des légumes’ (‘La Voce delle verdure’) nei primi anni Ottanta è apparso prima della mia prima produzione coreografica. Si trattava di un piccolo duo. Successivamente sono arrivato alla conclusione che non eral’ideale in termini di tecnologia video. Volevo fare il cinema, più attraente per chi cerca immagini fantastiche e lnuove angolazioni. Da allora ho sempre cercato di filmare in pellicola adatta anche alla televisione. Anche se va detto che la tecnologia video è migliorata da allora e il video digitale consente di scattare bellissime immagini in un modo molto semplice. Le attrezzature sono sempre meno costose e più leggere.
Chi sono stati i Suoi insegnanti?
Uno dei miei primi maestri è stato Alwin Nikolais. Ho lavorato con lui in Francia e New York e ho visto i suoi film. Amavo veramente il suo approccio, il suo modo di affrontare tutto. La sua tecnica di riprendere la danza in close-up solo su mani, gambe o ginocchia. Poi Cunningham, ho fatto un seminario con Cunningham a New York.
Qual è la differenza tra coreografia per il palco e per il video?
La differenza è notevole, ma si completano a vicenda. Il rapporto con il tempo e lo spazio è completamente diverso. Anche il modo in cui un danzatore si muove è diverso. Il cinema può essere sempre perfezionato, basta girare la scena fino a quando sei soddisfatto. Ma nel processo si perde la fragilità del ballerino in scena, la bellezza dell’effimero. Sebbene sia possibile sviluppare uno stesso tema sia per il palcoscenico che per il video, si devono adeguare le rispettive relazioni temporali e spaziali. Buona parte di ciò che può accadere sul palco non è così interessante per il video. Nel mio prossimo film voglio sviluppare idee che non sono possibili sul palco, ma che restano tipiche della fotografia.
Chi ti influenza maggiormente quando giri?
L’operatore alla camera. E’ lui che crea le immagini, scegliendo le riprese, le inquadrature, l’illuminazione – è colui che crea la poesia delle immagini. Ogni operatore sviluppa il proprio modo di lavorare con l’immagine e il movimento.
Come gestisci lo spazio?
Con il cinema ci sono i tagli. Lo spazio cambia con ogni scena. There’s no frontal gearing of the image to the public and the edge of the stage. Non c’è la dimensione frontale e il limite del palco. La cinepresa può essere collocata ovunque. Non c’è bisogno di coreografare tutte le entrate e le uscite – il ballerino può semplicemente lasciare l’inquadratura o il cameraman può inquadrare altrove.
Ti capita di utilizzare stessi materiali per entrambi i generi?
‘ Shazam! ‘ e il film saggio ‘Abracadabra’ entrambi vertono sullo stesso argomento. Il lavoro concettuale è stato sviluppato in 18 mesi. La base è un esame attento esame su pura danza, sul rapporto tra danza e immagine e tra danza e musica dal vivo.
Come si può spiegare la forte posizione della Francia nella combinazione di danza e video?
In Francia, il livello della danza in generale è più alto che nella maggior parte dei paesi. La video-danza è esistita per quindici anni. Il Centro Pompidou ha organizzato proiezioni video e così ogni anno un pubblico è cresciuto e il suo gusto si è raffinato. I coreografi hanno sviluppato un grande interesse per il genere. Io stesso sono stato co-prodotto da ARTE. Catherine Trautmann recente mi ha contattato perché vuole migliorare il profilo di danza e delle arti in generale, in TV. Al momento, la danza viene presentata in orari scomodissimi. Un numero maggiore di persone potrebbero entrare in contatto con la danza contemporanea se questa riuscisse a conquistare spazi migliori ma deve meritarlo.
Stai lavorando a nuovi progetti che combinano danza e le immagini in movimento?
Al momento sto lavorando ad un lungometraggio con una sorta di copione. Vedo la danza come qualcosa di fine a se stesso piuttosto che in funzione di una trama. Voglio sviluppare cose che non sarebbero possibili sul palco. Avevo programmato di sviluppare un nuovo progetto su larga scala con Jean-Paul Montanari del Montpellier Danse, ma abbiamo perso il finanziamento. Ora porto ‘Shazam!’ e’ Triton ‘ in tour nei festival. Vorrei integrare altre immagini in fase di lavoro o coreografare ballerini virtuali. Vedo nel mio futuro lavorativo allerini e ologrammi interagire semprepiù sul palco. Qualsiais cosa nuova mi interessa enormemente.Adoro evocare sogni e la poesia nella creatività. Il video può essere molto efficace per questo. Perchè il pubblico non dovrebbe liberamente alternare la fruizione dell’uno e dell’altro aspetto?
Thomas Hahn Thomas Hahn
Pubblicato in Ballet International Actual Dance Magazine
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- June 8, 2009 / 11:38 pm
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